Ci sentiamo stretti nella morsa del dovere: dover essere, dover apparire, dover assomigliare, dover aderire a norme e convenzioni. Questo ci dà la sensazione di uguaglianza, la garanzia di far parte di una società che non ci percepisce come diversi. Eppure la diversità fa notizia perché in qualche modo quell’Essere apparentemente tanto simile a noi, si discosta in maniera impropria dal comune modo di pensare ed agire, tanto da riuscire a smuovere le nostre coscienze.
I diktat di questo nostro tempo sono assoluti: apparire ed avere. Per questo abbiamo imparato a non riconoscere più l’indispensabilità delle relazioni. Eppure la felicità si accontenta e si realizza nella semplicità dell’altro, non desidera chissà che, ma si ha quando ho la certezza che, quel qualcuno ci sarà quando cadrò, quando farò scelte sbagliate, quando sarò solo. E’ proprio con questa consapevolezza, che ricoprendo un ruolo professionale, qualsiasi esso sia, che nel momento in cui sentiamo dire la frase “Con quel ragazzo non c’è niente da fare” allora c’è tantissimo da fare.
Fermarsi ad ascoltare per esempio. E’ solo dall’ascolto che nasce la cura, ed è attraverso di essa che si esprime l’amore. E’ solo amando che si insegna e si educa. Senza questo sentimento saremo dei bravissimi oratori, ma dei pessimi mentori.
Con queste motivazioni abbiamo portato avanti per diversi anni il progetto Frena il Bullo, in collaborazione con il SIAP (Sindacato Italiano degli Appartenenti della Polizia di stato) da cui poi è nata Fondazione Libra ets, con progetti ed attività volte al contrasto del bullismo, cyberbullismo, mobbing e violenza di genere.
Con la nascita della fondazione è anche nato a Padova il primo Centro Europeo che si propone di offrire un supporto e risposte ai bisogni del territorio, intessendo con lo stesso una collaborazione attiva al fine di fornire un sostegno ai bambini ed alle bambine, ai ragazzi ed alle ragazze, alle istituzioni scolastiche, alle famiglie ed alla Comunità Educante.
Il principio su cui si fonda è quello di andare a scardinare un fenomeno, quale quello del bullismo e la violenza di genere, in tutte le declinazioni e forme, anche cyber, avendo a disposizione un luogo in cui chiunque ne ravvisasse la necessità o ne sentisse il bisogno, possa trovare Professionisti in grado di dare aiuto, supporto e risposte.
Le esperienze maturate in questo campo e i dati raccolti in questi anni ci consentono di affermare che la singola esperienza riguarda tutti e tutte e riuscendo a cambiare la condizione di disagio, sofferenza, esclusione di uno, si producono inevitabilmente cambiamenti che riguardano la società.
Un luogo di accoglienza quindi, in cui si possa ricominciare a vivere liberi dalla violenza, dagli stereotipi, dalla ghettizzazione e dalla esclusione sociale.
Una sfida nata in un tempo in cui stiamo assistendo ad un impoverimento dell’Essere e del Sapere, in cui le profonde fratture che si sono create, lasciano poco spazio alla progettazione futura. Non crediamo nei solisti, ma nella forza della cooperazione, pertanto è indispensabile, affinché tutto ciò possa realmente attecchire, creare una sinergia forte in tutto il territorio nazionale.
La metodologia e l’approccio di lavoro che adottiamo, implicano il superamento di modalità tecniche e standardizzate, da cui non si deve partire, ma a cui si deve eventualmente approdare. Accogliere il disagio, inscrivendolo all’interno della storia personale del singolo, significa ricompattare e rafforzare l’identità individuale e, al contempo, quella sociale agendo con l’attivazione di un percorso che consenta di recuperare fiducia nella relazione. Le conseguenze di un fenomeno tanto complesso, non può essere considerato come “dato obiettivo” derivante da fenomeni omogenei, così come i sintomi non possono essere considerati un “oggetto” a cui sovrapporre la professionalità della cura. Il lavoro di rete, per poter intervenire come modello anche “oltre la rete”, risulta indispensabile affinché si possa pensare ad una presa in carico integrata, che coinvolga tutta l’equipe di lavoro, ma anche le principali agenzie educative e la comunità educante.
Il Codice Etico è il documento ufficiale dei diritti e doveri morali della Fondazione Libra. Oltre a definire la responsabilità etica sociale di ogni persona che collabora con la nostra realtà, contiene l’insieme dei diritti e dei doveri di chiunque, a qualunque titolo, intrattenga rapporti con la Fondazione.
Tutti i membri facenti parte del CTS si occupano, ciascuno per la materia
di competenza, delle attività di ricerca, di informazione e formazione.
RESPONSABILE
AVV. CLARA NIOLA
RESPONSABILE
PROF. MARCO MONZANI
RESPONSABILE
DOTT. TULLIO SEGATO
RESPONSABILE
PROF. FABIO BENATTI
RESPONSABILE
DOTT.SSA ADRIANA BATTAGLIA
RESPONSABILE
CRISTIANO CAFINI
RESPONSABILE
DOTT. TULLIO SEGATO
RESPONSABILE
LUCIANA ZAMBELLI










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